Parlare di Sanremo senza retorica e senza snobismo

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Ieri sera è andata in onda la prima serata del 64 Festival della Canzone Italiana, meglio conosciuto come Festival di Sanremo.
Quello di Sanremo è senza dubbio un evento televisivo importante, e mi sono venute in mente un paio di cose a partire dalla mia partecipazione alla trasmissione di Gigi Marzullo, “Sottovoce”, andata in onda alla fine della puntata e che in questo modo diventa a tutti gli effetti un vero e proprio dopofestival, per quanto registrato e quindi un po’ staccato da quando succede durante la puntata.

Qui il video con il mio intervento da Marzullo:

Uno dei temi classici della settimana sanremese è la lotta tra copertura mediatica (consistente) e persone che ne parlano.
Come tutti sanno la questione è polarizzata in questo modo: chi lo guarda (spesso giustificandosi) e chi non lo guarda (spesso vantandosene).

Secondo me entrambe le posizioni sono sbagliate.
La posizione timida di chi lo guarda è sbagliata perché Sanremo – con tutti i pro e i contro – ha tre cose che nessun’altra trasmissione televisiva ha.
E’ una istituzione culturale, dato che esiste da più di 60 anni ed ha raccontato a modo suo il cambiamento culturale della società italiana.
E’ un programma di intrattenimento di tipo classico (sullo stile dei gran varietà del Sabato sera Rai), prodotto televisivo completamente scomparso dai palinsesti della rete nazionale completamente fagocitato – nel bene e nel male – dall’impero dei format e dei reality/talent show.
E’ uno specchio – parziale – dell’industria discografica italiana che permette di vedere lo stato di salute di un settore importante, per quanto non rilevante, dell’industria culturale italiana.

La posizione snobistica di chi non guarda perché disprezza Sanremo è sbagliata per tre motivi.
E’ una fonte di cultura musicale per una gran parte della popolazione televisiva italiana e come tale va trattata. Tra l’altro gli ultimi anni sono state fatte scelte interessanti (lo scorso anno Max Gazzè, quest’anno Frankie Hi Nrg), per segnalare un modo diverso di fare musica italiana.
E’ uno strumento di aggregazione come i social media non riescono a fare. Mi spiego: assistere a Sanremo per parlarne bene o parlarne male ma comunque parlarne è uno dei pochi strumenti per aggregare pubblici diversi che ormai sono frammentati tra televisioni satellitari, social network, fruizioni online più o meno legali. I mass media ormai sono sempre più media e sempre meno mass.
E’ una forma estetica antica e magari poco condivisibile, ma che esprime una precisa visione del mondo che magari non ci appartiene ma non per questo deve essere giudicata, così come non vogliono essere giudicati coloro i quali sono affascinati da serie televisive che indugiano su forme e caratteristiche dei vibratori (Sex & The City), o su morti violente spesso fine a se stesse (CSI), o su sottoculture tecno-scientifiche non sempre comprensibili (The Big Bang Theory), o trame insulse e dialoghi coprolalici (South Park, i Griffin), o medioevo immaginari e legati a lotte di potere (Il trono di spade).

E poi perché: Sanremo è Sanremo 🙂

[AGGIORNAMENTO]

Su questo argomento sono stato intervistato da Mario Adinolfi su Radio IES durante il programma “Citofonare Adinolfi”.
Qui in basso potete trovare  la mia intervista completa

3 thoughts on “Parlare di Sanremo senza retorica e senza snobismo

  1. Io mi colloco nel terzo gruppo: chi lo guarda tenendo la tv muta e la Gialappa’s in radio a tutto volume 😀

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