
Sono da qualche giorno felice utilizzatore dell’oggetto del desiderio più trendy e interessante di queste ultime settimane, ovvero lo Eee Pc della Asus, la nuova generazione di UMPC low-cost.
Altri prima di me si sono cimentati in recensioni, analisi tecniche e quant’altro e lo hanno fatto in maniera molto più professionale di quanto ne sarei stato capace io.
Preferirei invece concentrarmi su due cose che l’uso di questo ultra-portatile ha posto alla mia attenzione.
Quaderno Olivetti: un’occasione mancata
Tramite articolate vicissitudini che evito di raccontarvi, qualche tempo fa sono diventato il fortunato possessore di un quaderno Olivetti, oggetto delle meraviglie dell’anno di grazia 1992. Internet era di là da venire e sui computer girava Windows 3.1 solo una volta installato il DOS 5.0, mentre computer portatile voleva dire un trabbicolo pesante diversi chili.
Non però il Quaderno Olivetti.
Macchina elegante e perfetta nelle sue dimensioni, antesignano di quella classe di computer che sarebbero stati chiamati subnotebook, il quaderno Olivetti era avanti diversi lustri declinando in maniera completamente innovativa concetti come portabilità, trasportabilità funzionalità. Concetti che sarebbero diventati il mantra dell’industria informatica solo in tempi più recenti. Con il suo processore 386, 20 Mb di HD e 1Mb di RAM per un totale di poco più di un chilo di peso, il suo software per il lavoro da ufficio, aveva tutto ciò che serviva per il professionista in costante movimento, che magari si spostava da un cliente all’altro per motivi di consulenza.
E’ facile che chi lo abbia usato provi una forma di nostalgia in questi ultimi mesi di UMPC.
Io ne sono entrato in possesso solo da relativamente poco, non mi posso permettere il lusso di provare nostalgia.
Però un magone lo provo, perché il Quaderno Olivetti – con il suo design, la sua bellezza (basta dare un’occhiata a questo slideshow), quello che ha significato per l’informatica – rimanda a un tempo che non c’è più, quando l’Italia era l’avanguardia in alcuni settori tecnologici di punta tra cui l’informatica, e non mera colonia per esportatori di telefonini. Sarà paradossale, ma in questo periodo di globalizzazione e di Ikea-forming, mi piacerebbe andare in giro con un computer ultraportatile low cost italiano.
UMPC. La covata malefica
E invece no, niente ultraportatile italiano. Devo rifarmi su un prodotto internazionale come lo EeePc dell’Asus. Poco male.
C’è l’ho da qualche settimana, e già ha conquistato me e una serie di amici che mi ha visto all’opera con questo aggeggio. Per non parlare degli studenti che da un giorno all’altro a lezione mi hanno visto passare dal mio solito Vaio, al EeePC.
Infatti io lo uso per proiettare le slide durante le lezioni, dato che spesso sono in giro per Roma (ma non solo) fondamentalmente per fare lezione quindi mi serve un coso ultraportatile, leggero senza tanti fronzoli.
Ho scoperto che Xandros (già Corel) – il sistema operativo – è della famiglia Debian, il che mi porterà a cercare software aggiuntivo da installare per fare cose sempre più mirabolanti (almeno spero: è la mia prima Linux-esperienza)
Solo cominciando a usarlo ho capito perché esistono diversi siti italiani di appassionati dell’EeePC come Eeepcasus.it oppure E3pc.it. E’ bello, è utile e ci si possono fare diversi mod e hack, ergo…
Quello che mi ha colpito è la prossima invasione degli UMPC, ce ne sono di diverso tipo e tutti piuttosto interessanti (nel rapporto prezzo/prestazioni).
Credo che vedere qualcuno che usa un UMPC, tipo lo EeePc, per strada o ad un convegno, presto sarà un’esperienza piuttosto comune. E così i computer portatili con schermo da 15 wide diventeranno i nuovi computer da casa.
C’è una domanda che mi ronza per la testa: perchè Asus ha chiamato il suo gioiellino in questo modo imbecille?