Lo scorso venerdì 19 marzo (si: il giorno di S. Giuseppe) si è svolta la giornata dedicata all’innovazione degli Stati Generali del Comune di Catania.
Il progetto Stati Generali è organizzato dal comune delle città di Catania, che – secondo i sostenitori – serve per delineare nuove strategie per risollevare la situazione economica e sociale della città, mentre – secondo i detrattori – è solo un modo per gettare fumo negli occhi e distrarre l’opinione pubblica dai problemi finanziari della città.
La mia posizione è un po’ più “laica” e la si può comprendere dal modo con cui sono stato coinvolto.
Ricevo all’inizio di febbraio una telefonata da parte di Salvo Mizzi – membro del comitato di presidenza e coordinatore della giornata sull’innovazione in quanto catanese “esule” – che mi chiede se mi andava di far parte dell’organizzazione.
Io molto timoroso rispondo di si, un po’ perchè chi insegna l’innovazione all’università deve anche “sporcarsi le mani” con queste manifestazioni, un po’ perchè ero curioso.
Infatti io da circa un anno insegno all’università di Catania, facendo il pendolare con Roma, quindi la giornata mi sembrava un’ottima occasione per prendere contatto con le diverse realtà cittadine che gravitano intorno all’innovazione.
Insomma volevo sapere qualcosa di più della città che mi ospita dal punto di vista lavorativo ( e non solo).
I giorni successivi sono stati un delirio di incontri, telefonate, conference call (mai fatte così tante in vita mia).
L’obietttivo era chiaro: far si che il comitato organizzatore della giornata – Salvo, io e Antonio Perdichizzi – riuscisse a trasformare l’incontro in un happening in cui veramente ci fosse un brainstorming il più concreto possibile.
Per fare questo si è deciso che la strategia dovesse essere duplice: un po’ workshop classico (come d’uso in queste manifestazioni), un po’ barcamp, perchè l’idea era quella di sparigliare le carte, fare una cosa la meno ingessata possibile e sentire la voce della città.
Perciò abbiamo fatto promozione su Facebook scrivendo giorno per giorno il programma e aggiornando in tempo reale adesioni e defezioni.
Abbiamo predisposto una pagina barcamp per consentire a tutti di registrarsi e presentare la propria idea.
Abbiamo aperto un hashtag su Twitter per coprire la giornata #innovact (in realtà due hashtag, ma il primo era troppo lungo… colpa mia 🙂
Abbiamo attivato le energie comunicative della città attivando i ragazzi di Radio Zammù e Step 1, progetti che gravitano intorno l’università di Catania.
Abbiamo anche coinvolto una serie di blogstar ma anche amici – Nicola Mattina, Marco Massarotto, Marco Zamperini, Paolo Valenti, Michele Ficara Manganelli, Caterina Policaro, Alessandro Nasini ecc.- così da consentire la partecipazione via web (che è sempre la parte più divertente di questi eventi).
Grazie alla collaborazione con Telecom Italia è stato messo in piedi il portale iThink Catania, con lo scopo di tenere traccia delle idee presentate nella lunga giornata del 19 marzo.
Com’è andata? Bene.
La partecipazione di istituzioni, cittadini ed energie innovative è stata consistente.
Si è creato un vero e spostamento di persone tra la prima e la seconda sala con un mix di ospiti invitati e ospiti registrati per parlare.
Infine sono rimasto sorpreso dal pomeriggio: si rischiava la defezione (c’era un sole bellissimo), ma così non è stato.
Le persone – istituzionali o meno – sono rimaste fino alla fine ad ascoltare cosa stava emergendo.
A consuntivo posso dire che il gioco è valso la candela: la giornata è andata bene, tutti soddisfatti.
Non erano stati ancora smontati il gruppo luci e l’amplificazione che su Friendfeed appare una specie di polemica che nel prendersela con Telecom investe tutti i protagonisti della giornata.
Senza contare alcuni post che simulando una specie di “J’Accuse”, sfiorano il ridicolo attribuendo ai poveri ragazzi di Step 1, la qualifica di agenzia di modelle (arrivando alla logica conclusione che in questa giornata sull’innovazione, c’è qualcosa che non quadra).
Mentre in rete e su Facebook qua e la appaiono commenti di critica tra il rancoroso e l’ideologico (con alcune – poche – eccezioni).
Fermo restando che le critiche quando sono costruttive sono necessarie, mi chiedo: cosa vi ha fatto la povera città di Catania?
Che abbia dei problemi, è noto.
Che l’amministrazione sia di centro-destra, è risaputo (ma non è l’unica, mi pare)
Che stia passando un periodo in cui si deve risollevare anche da una cattiva reputazione, è evidente.
Ma basta questo a criticare il tentativo di immaginare un modo diverso di attivare le energie (che pure ci sono) della città?
Io so soltanto che con la scusa degli Stati Generali dell’Innovazione della Città di Catania, ho avuto modo di entrare in contatto con il Freaknet Media Lab, mostrare a tutti che esiste un progetto come Telestrada.it per dar voce a chi vive senza fissa dimora, che esistono persone che si dannano tra Catania e Milano – come Roberto Chibbaro o Floriana Coppoletta – per portare avanti un proprio progetto imprenditoriale e professionale, che esistono progetti come UStation per rinnovare i media universitari in Italia.
A questo punto la domanda.
Devo considerare queste cose un risultato o “il solito magna magna”?
Comunque: il mio intervento lo trovate qui in basso (si, è “riciclato”, ma mi sembrava interessante riproporlo un po’ per il pubblico, un po’ per la giornata e un po’ perchè non avevo previsto di fare un intervento strutturato)

Senza offesa, prima di dare del ridicolo a qualcuno, leggi bene, perché sei in errore.
Come puoi notare sul sito http://www.statigeneralicatania.it/(al fondo, centrale) e sul bando di assegnazione della sponsorizzazione del Comune di Catania si parla della One Group srl, che *non ha nulla da spartire* coi ragazzi di Step 1.
E nel mio post parlo della One Group srl (peraltro su segnalazione di altri, che ho opportunamente linkato), che appunto *è* un’agenzia sconosciuta di modelle e affini di Roma e ha davvero sponsorizzato – prova a chiederti anche tu il perché – i pomposi stati generali di Catania.
Capisco che Step 1 e One Group srl hanno nomi che possono suonare simili, se si è distratti, ma ti chiederei cortesemente di rettificare (e stare più attento la prossima volta che leggi).
Hai ragione: non c’entra nulla.
Sarò stato tratto in inganno dal logo dell’agenzia a cui facevi riferimento e sono partito a testa bassa perchè mi sento vicino alla squadra di Step 1 che ha lavorato moltissimo in questi giorni.
Tutto qua: grazie della segnalazione.
Nonostante non sia riuscito a venire a Catania, ho seguito parte della manifestazione (soprattutto durante la mattinata) in streaming.
Ho guardato con attenzione il brain storming in sala 1 e, nonostante i buoni propositi e gli interventi (in alcuni casi) validi, ho avuto una sensazione “spiacevole”. Mi spiego.
Nel seguire i vari interventi ho appurato due cose:
1- Il linguaggio utilizzato da alcuni “luminari” è risultato eccessivamente tecnico, pomposo e prolisso, andando a centrare la questione solo dopo molti minuti di eloquio. E questo centrare la questione risultava comunque marginale, era più uno sfiorare la questione, senza centrare effettivamente i problemi.
2- Alcuni concetti espressi mi hanno portato addirittura a ridere. Un esempio? Il moderatore in sala 1 ha praticamente detto che bisognerebbe “omosessualizzare” la città per renderla più appetibile da un punto di vista edonistico agli omosessuali, in quanto gli omosessuali sono TUTTI dei talenti e Catania dovrebbe appropriarsene. Ho avuto proprio voglia di venire a Catania di corsa per potergli ridere in faccia. Fortunatamente era presente, fra i relatori, uno scrittore (credo fosse uno scrittore, dai capelli selvaggi) che ha risposto in maniera intelligente, dicendo che era un concetto idiota. Non si è arrivati alla rissa solo perchè il dogma di “giacca e cravatta” impediva il contatto fisico, preferendo l’aggressione dialettica. Con quale coraggio si possono esprimere concetti così privi di logica e intelligenza? Come si può dire che bisogna (citando lo scrittore sopracitato) “rendere più frocia la città”? Praticamente si tratta di razzismo omofobo mascherato da progressismo. Si può tentare di proporre idee innovative quando certi interventi sembrano uscire da una scuola media bigotta? Forse bisognerebbe valutare meglio, la prossima volta, il modus operandi delle relazioni e, soprattutto, i contenuti di cui ognuno è foriero.
Tralasciando tutto ciò, avendo seguito parte della conferenza in sala 2 oltre a quella in sala 1, ho visto però delle buone idee (le avevo appuntate su un taccuino, ma la mia stanza ha ben pensato di farlo sparire e la mia memoria, ahimè, non riesce a ricordare tutto) ma il problema di fondo è proprio inerente alla base di tutto: Catania.
Non conta quale sia la giunta (seppur, nonostante io sia di estrema destra, mi trovo a rimpiangere Enzo Bianco), non conta quanto si tenti di innovare con sincera voglia o con obiettivi di tornaconto economico. La città di Catania si trova in questo baratro perchè tutti i principali imprenditori di questa zona (Ligresti su tutti) preferiscono stazionare nel Milanese invece che investire al sud.
Vede, prof, il problema è che a Catania non serve minimamente l’innovazione. L’innovazione serve quando la città si trova al massimo della “normalità”. Qui manca la normalità. Qui abbiamo continue emergenze rifiuti perchè, al contrario delle altre ATO (le aziende che si occupano di raccolta e smaltimento tramite i vari consorzi), le nostre annoverano 200 dipendenti ognuna (e parlo di impiegati d’ufficio) di cui almeno 140 non fanno nulla ma hanno questo lavoro per motivi clientelari.
In Sicilia abbiamo circa 15000 guardie forestali quando in Lombardia che hanno forse più aree rurali e boschive ne hanno 1800 circa.
In Sicilia riusciamo, come per magia, a far svanire o a sperperare i fondi europei da utilizzare proprio per modernizzare la città e la metà di questi fondi finiscono, in nero, nelle tasche di qualcuno oppure, com’è successo ultimamente, siamo pure in grado di farci tenere fuori da altri fondi europei per motivi insensati (basti pensare all’egregio MPA di Raffaele Lombardo che per i 150 anni dell’unità d’italia ha dichiarato che la suddetta unità fu una tragedia per la sicilia, facendo si che la sicilia venisse esclusa dai fondi inviati ad ogni regione [mi rendo conto che sembra assurdo detto così, ma è vero).
Concludendo questo papiro, la domanda è: a cosa serve l’innovazione a Catania, quando manca la normalità? A cosa serve avere copertura wireless gratuita ovunque (una chimera che credo non vedrò mai realizzata) o innovazione tecnologica nei vari settori, quando ci troviamo in una condizione degna d’una città argentina subito dopo il collasso di qualche anno fa?
In più aggiungiamo che gli stessi Catanesi amano Catania solo quando vanno allo stadio (e spesso neanche lì) ed il gioco è fatto.
In sintesi, iniziativa lodevole. Nel posto sbagliato, al momento sbagliato.
Saluti!
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Cheng Yu Tung, pictured here in 2011, was part of a Sydney casino bid deemed “dangerous” by
NSW police. NSW police raised concerns about
Donald Trump’s “mafia connections” when he was involved in a Sydney casino
bid in 1987. Trump and the Cheng family first came into each other’s orbit as part of rival bids for Sydney’s first casino at Darling Harbour in 1987.
And they’ve done it with the kind of baggage that once kept
both them and Trump out of the Australian casino business.
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Former Australian prime minister Paul Keating admired the tower
for its “Brancusi-like sculptural quality” and clean sculptural shape.
Private residential apartments occupy levels 33 to 63 of the
tower, while duplex penthouses occupy levels 64 to 66.
Founding architect Chris Wilkinson further describes the design of the tower as “a sculptural form that will rise up on the skyline like an inhabited artwork, with differing levels of transparency, striking a clear new image against the sky”.
Additionally, the twisting shape of the upper and intermediate levels of the tower are designed to maximise views of the Harbour Bridge and the Opera
House. According to Wilkinson Eyre, the tower “is derived from a sculptural form that is reminiscent of three twisting petals and takes inspiration from nature, being composed of organic forms without literal or direct reference”.
A shortlist of designs from Adrian Smith + Gordon Gill, Kohn Pedersen Fox and WilkinsonEyre were subsequently
selected and a jury panel was formed to select the hotel’s final design and Principal Architect.
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