Dylan Dog e gli orrori della società dei consumi

Estate tempo di fumetti (tra le altre cose).

Una delle cose che appaga non poco la mia anima di lettore di fumetti Bonelli – nonchè le mie velleità di collezionista – è la strategia editoriale estiva della casa editrice di Tex, Martin Mystere, Nathan Never ecc.
Infatti d’estate tutte – o quasi – le testate Bonelli escono in versione extended, ovvero con speciali, almanacchi, maxi e così via dicendo.

Questo post lo dedico al Maxi Dylan Dog, in edicola dal 3 luglio.

In questo maxi, l’indagatore dell’incubo deve affrontare tre diverse avventure: in una vede protagonista il piccolo popolo delle leggende nordiche (L’armata di pietra, di Andrea Cavaletto e Montanari & Grassani), in un’altra il palcoscenico è affidato ad un modernissimo supermercato (Fuori Orario di Giovanni Di Gregorio e Montanari & Grassani), nell’ultima è il turno delle strane avventure di uomo comune (Sorvegliato speciale di Luigi Mignacco e Montanari & Grassani).

Attenti lettori di Dylan Dog: da questo punto in poi il post contiene lo spoiler sulla storia “Sorvegliato speciale” del maxi Dylan Dog.

In Sorvegliato speciale si raccontano delle strane vicende che accadono ad un uomo comune di nome John Bixby che ad un certo punto ha come la netta sensazione di essere costantemente spiato. In un intreccio che deve molto alla trama (e all’iconografia) di The Truman Show, si scopre piano piano che quello che sembrava un intreccio da 007, era in realtà il progetto della Ordinary People, una sofisticata società di marketing che aveva deciso di monitorare la vita e gli acquisti di Bixby per elaborare sofisticati modelli di promozione commerciale. Per inciso lo stesso Bixby è prigioniero felice del suo mondo di numeri, anche perchè la professione che svolge è quella di analista in una società di statistica dove uno dei suoi incarichi è quello di analizzare una serie di questionari distribuiti via internet.

Quello che mi sembra curioso – fino ad un certo piunto – sottolineare è l’attitudine anti-consumeristica degli sceneggiatori di Dylan Dog.
Infatti su tre storie, solo una a che fare con i classici della letteratura fantastica, mentre ben due sono delle critiche (un po’ snob a dire la verita) sul mondo dei consumi (supermercati, società di marketing).
D’altra parte se è vero che la cifra stilistica del detective di Tiziano Sclavi sia proprio la quotidianizzazione dell’orrore, è vero anche che dal punto di vista narrativo la società dei consumi è sempre un obiettivo molto facile e molto intrigante da attaccare.

Comunque per quanto mi riguarda un’estate succulenta: fumetti, Dylan Dog e data-marketing.

PS: su Linkedin ho trovato un John Bixby che effettivamente di occupa di dati del tipo SEM/SEO. Se non è proprio una professione da dataminer, poco ci manca 🙂

35 thoughts on “Dylan Dog e gli orrori della società dei consumi

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