La necessità di un’etica dei SUV

Giusto ieri, mentre stavo recandomi a fare la spesa, ho ricevuto una telefonata di Federica, una giornalista della redazione del programma di RaiUno Sabato, Domenica &, dove mi invitava per parlare del tema dei SUV, ovvero quelli che una volta venivano chiamati metonimicamente fuoristrada.
Un po’ perché Federica mi ha rintracciato attraverso Angela, una mia carissima amica, un po’ per narcisismo (figurati!) e un po’ perché avevo questo post in pectore, ho deciso di accettare di partecipare alla trasmissione oggi domenica 17 febbraio, con intervista prevista per le 08.30, che mi ha costretto a mettere la sveglia ad un ora da giorno feriale.
I SUV sono croce e delizia delle città italiane il cui comportamento spesso al limite del sopruso di certi loro proprietari le ha rese auto dalla cattiva fama.


La situazione è stata questa.
Prendendo spunto dal doloroso fatto di cronaca in cui una donna è morta in un incidente a Milano provocato da un SUV tra un tram e un autobus , la trasmissione contenitore del sabato e domenica mattina di RaiUno ha deciso di dedicare uno spazio – evocativamente titolato “Cogito ergo SUV” – ad una discussione su questi particolarissimi autoveicoli.
L’intervistatore è stato il bravo Franco di Mare (per chi non conoscesse il programma, è il co-presentatore assieme Sonia Grey) che ha posto una serie di domande sia al sottoscritto che a Prisca Taruffi, pilota e docente di diversi corsi di guida sicura, nonché figlia del celebre Piero Taruffi.
Il dibattito è stato piacevole e anche la discussione di livello.
Giustamente le domande su tecnica e sicurezza sono toccate a Prisca, mentre le domande sull’uso sociale di queste auto-monstre sono toccate a me.

Un piccolo chiarimento: a me i SUV piacciono. Sono delle macchine splendide e sono in particolare affascinato dagli Hummer, quella specie di auto che sono una via di mezzo fra carri armati e gipponi.
Ma questo non mi impedisce di pensare in termini critici alla questione.

Ecco un po’ le cose che sono emerse per quanto riguarda la mia parte: ovviamente le domande erano formulate in maniera un po’ più articolata, mentre le risposte erano date in maniera un po’ meno chiara.
Sono i pregi/difetti della scrittura ex post.

D. Nel mondo stanno provando a tenerli fuori dai centri urbani (in Francia, California), e in Italia dove le strade sono spesso poco attrezzate per questi bestioni, si vedono dappertutto. Perchè i SUV hanno così successo?
R. Premesso che noi compriamo le cose negoziando tra un aspetto funzionale (mi serve/non mi serve) e un aspetto emotivo (mi piace/non mi piace), bisogna vedere quale tipo di significato simbolico queste automobili portano con sè.
Potremmo riassumere la questione con i termini sicurezza e mobilità. Sicurezza perché a bordo di queste autovetture ci si sente effettivamente più sicuri perché sono più grosse, più potenti e più alte della media ma anche perché comunicano un senso di solidità a chi le guida. Mobilità perché queste auto danno la sensazione di potersi muovere su qualsiasi tipo di strada – asfaltata o sterrata – quindi è come se dicessero che non ci sono strade sulle quali non possono andare. Poi – ovviamente – non è precisamente così, ma è questo quello che comunicano: “Con me vai ovunque”

D. Quanto incide il fatto che i SUV siano percepiti come Status Symbol?
R. Poco, poiché il mercato dei SUV è molto segmentato sia dal punto di vista dei modelli/cilindrate sia dal punto di vista dei prezzi (che in alcuni casi non sono superiori a quelli di una berlina). Quindi i SUV in sé non possono essere considerati dei Status Symbol, mentre esistono SUV che sono Status Symbol (la Porsche Cayenne, gli Hummer, la BMW X5).

D. Spesso chi guida i SUV non si rende conto di avere un’arma nelle mani: quanto incide la consapevolezza di guidare un mezzo piuttosto pericoloso e la responsabilità di chi guida?
R. Responsabilità è la parola giusta. Non bisogna condannare i SUV in quanto automobili, ma piuttosto responsabilizzare chi li guida. Ogni tecnologia porta con sé dei valori, ha una sua precisa etica, una tecnoetica 🙂
Per questo motivo bisogna rendere le persone consapevoli che non possono guidare questi mezzi con la stessa nonchalance con cui guidano una utilitaria (e con la stessa faciloneria con cui compiono infrazioni). Il problema della tecnologia che ci circonda è che a furia di starci immersi tutti i giorni, sottovalutiamo i pericoli potenziali. Un po’ come nel caso degli incidenti domestici: tutti noi siamo del parere di conoscere la nostra casa che poi si rivela un luogo irto di pericoli. La stessa cosa vale per la strada: ci sembra di conoscerla ma spesso ci comportiamo in maniera poco responsabile. Quindi sì a una politica di responsabilizzazione dei guidatori di SUV con corsi di guida sicura (ipotesi Prisca Taruffi) con inasprimento delle pene a parità di infrazione (5 punti in meno se parli al cellulare guidando una berlina, 15 punti in meno se guidi un SUV: questa è la mia ipotesi). Ma basta prendersela con queste auto.

Piccola annotazione di colore.
Il viaggio di ritorno a casa l’ho fatto in macchina con Prisca, che si è rivelata una persona amabile e molto “tosta”.
Infatti abbiamo parlato del suo prossimo impegno: la partecipazione al Rally Aiicha des Gazelles, una gara a tappe nel deserto del Sahara con equipaggi composti da sole donne alla guida i potenti fuoristrada.
In bocca al lupo.

Concludo con una richiesta di feedback: voi cosa ne pensate dei SUV? Vi piacciono o no? Vi sembrano auto “tamarre” o belle autovetture dal DNA sportivo?
Sarei curioso di un parere.