Una storia piuttosto emblematica dell’attuale situazione lavorativa che accomuna moltissimi ragazzi alla ricerca di lavoro o – peggio –
La storia è semplice.
Paola Caruso è una giornalista precaria del Corriere della Sera che dopo 7 anni nella sua condizione, si è vista soffiare il proprio posto da un giovane imberbe fresco di scuola di giornalismo e – sembrerebbe – adeguatamente raccomandato.
Questa è la storia raccontata con le sue parole:
La storia è questa: da 7 anni lavoro per il Corriere e dal 2007 sono una co.co.co. annuale con una busta paga e Cud. Aspetto da tempo un contratto migliore, tipo un art. 2. Per raggiungerlo l’iter è la collaborazione. Tutti sono entrati così. E se ti dicono che sei brava, prima o poi arriva il tuo turno. Io stavo in attesa. La scorsa settimana si è liberato un posto, un giornalista ha dato le dimissioni, lasciando una poltrona (a tempo determinato) libera. Ho pensato: “Ecco la mia occasione”. Neanche per sogno. Il posto è andato a un pivello della scuola di giornalismo. Uno che forse non è neanche giornalista, ma passa i miei pezzi. Ho chiesto spiegazioni: “Perché non avete preso me o uno degli altri precari?”. Nessuna risposta. L’unica frase udita dalle mie orecchie: “Non sarai mai assunta”.
Per protestare contro un editore che pur facendola lavorare, non solo non le riconosce completamente i suoi diritti ma anche non ha valorizzato gli anni di lavoro oscuro nella redazione ha deciso di iniziare uno sciopero della fame e della sete (quest’ultimo interrotto 24 ore dopo, grazie alle insistenze di diverse persone), sciopero che è iniziato lo scorso 13 novembre e che sta proseguendo giorno per giorno.

Per dare visibilità alla sua storia, Paola ha deciso di tenere un blog (un tumblog, per la precisione) con cui racconta la sua avventura: il peso perso, l’appoggio delle persone che la sostengono e così via dicendo.
Nel frattempo la rete, spesso fatta di persone nella sua stessa situazione o che comunque hanno a cuore la situazione di Paola, si è mobilitata: un gruppo Friendfeed, diversi attestati di solidarietà da parte della blogosfera italiana (chi sospende il blog, chi scrive una lettera aperta, chi racconta di conoscerla), una pagina Facebook, un wiki per ospitare il dibattito che sta crescendo in rete.
Ovviamente anche il sottoscritto attraverso il suo blog tecnoetica esprime la più completa solidarietà a Paola.
Anche se non riesco a non chiedermi cosa stanno facendo i suoi colleghi giornalisti, della redazione, della stampa tutta.
Comunque, vedremo gli sviluppi: per adesso l’aria che si respira è quella di boicottaggio del Corriere della Sera.