L’uso dei social media da parte delle startup: un aiuto dagli anni ’40

2013_03_08_ComunicareImpresa_Malusblade+Tecnoetica

Venerdì scorso sono stato ospite dei seminari professionalizzanti di Rosario Faraci, un ciclo dal titolo “Comunicare l’impresa” con un forte orientamento ai casi studi professionali.

Il ciclo di seminari fa parte di un progetto che vede altri momenti formativi professionali che sono “Startup Academy” e “Impresa diversa”, tutti progetti formativi del corso di laurea in Economia Aziendale del Dipartimento di Economia e Impresa che sono al loro volta espressione della filosofia dell’Università capovolta, un progetto didattico del direttore del corso di laurea prof. Faraci

Gli incontri sono iniziati giovedì scorso con il progetto “Italiani di frontiera” di Roberto Bonzio, che ha illustrato quello che potremmo chiamare vite di italiani illustri in Silicon Valley,  resoconto giornalistico e pìece teatrale al contempo che ha già raccolto un sacco di apprezzamenti, soprattutto nell’ambito della cultura delle startup.

Venerdì 8 marzo è toccato al sottoscritto.
Ho presentato un intervento dal titolo “Social media e startup”, in cui ho illustrato l’utilizzo di un modello che può aiutare le startup a organizzare e pianificare le strategie di comunicazione.

 

L’uditorio era piuttosto stimolante per quanto mi riguarda, perché oltre agli studenti del corso di Rosario Faraci, erano presenti molti miei amici startupper coinvolti nel progetto StartupCT, Mario Barresi, fine penna de La sicilia e piuttosto addentro alle questioni sulle imprese innovative, oltre ai docenti Marco Galvagno (Marketing) e Giorgia D’Allura (Economia e Gestione delle imprese).

Bennato-Il modello Lasswell per le startup

Il modello che ho utilizzato – rivisto e adattato – è il modello di comunicazione di Harold Lasswell, che l’autore sviluppò nel 1948.
Questo modello – chi dice, cosa, a chi, attraverso quale canale, con quale effetto – è piuttosto celebre nei manuali di comunicaizone assieme ad altre teorie celeberrime come il flusso di comunicazione a due fasi (Katz e Lazarsfeld) e il modello encoding/decoding (Stuart Hall, base dei media studies interpetativi).

 

I dettagli del mio intervento le potete trovare nelle slide. Ovviamente non sono le tavole della legge (figurarsi: parliamo di startup, qui non ci sono verità incontrovertibili ma solo proposte ed esperienze IMHO), pertanto ogni commento è più che benvenuto.

[slideshare id=17066297&doc=bennato-socialmediastartup-130309123018-phpapp01]