Beppe Grillo a Catania: appunti antropologici di un comizio sui generis

Qualche giorno fa,  e precisamente il 24 ottobre 2012, Beppe Grillo ha tenuto un comizio-evento in piazza dell’Università a Catania, evento parte del tour elettorale che il comico-attivista genovese sta svolgendo in Sicilia a sostegno dei candidati del Movimento 5 Stelle in occasione delle elezioni regionali che si svolgeranno domenica 28 ottobre 2012.

Complice il mio pendolarismo con la città etnea, ho avuto la possibilità di prendere parte a questo comizio-evento e questo mi ha permesso di comprendere alcune cose sul senso politico e civile del Movimento 5 Stelle e sulla figura di Beppe Grillo.
La cosa  più importante che ho capito è che non si può giudicare Grillo e il Movimento che si riconosce in lui solo con lo schema del populismo, dell’antipolitica e di tutte le altre frettolose categorie con cui la struttura partitica tradizionale – partitocrazia la chiamava Pannella – si è affrettata ad etichettare il Movimento.
Anzi non si può giudicare se non si partecipa almeno ad uno di questi eventi.

Lo scopo di questo mio post è esattamente questo: prendere alcuni appunti, antropologici più che politici, su cosa mi sia sembrato essere il Movimento 5 Stelle.
Sono appunti antropologici per due motivi: il primo perché mi sentivo in un paese alieno e lontano (avrò modo di spiegare perché) , secondo perché il militante del Movimento non lo si comprende con le categorie della politica, ma con quelle della nascita di un nuovo soggetto politico-sociale.

Procediamo per ordine.

Elemento 1: la platea si riscalda con idee politiche nuove ma raffazzonate e dette disordinatamente

La struttura dell’evento è piuttosto standard.
In una piazza popolata da attivisti, curiosi e  passanti, cominciano a prendere forma i gazebo con gadget, i programmi dell’evento ed altra paccottiglia più vicina ad una fiera di paese che di un partito politico.
Mi ha ricordato alcuni servizi anni ’90 che raccontavano la componente aneddotica della lega dei primordi.

L’evento inizia alle 19.00 con i protagonisti locali del Movimento che cominciano a parlare alla folla, piuttosto sparuta all’inizio complice anche una pioggia antipatica battente che sembra non lasciare scampo a chi ha deciso da pubblico di presidiare la parte anteriore del palco.
Le persone del Movimento cominciano a parlare: si presentano, illustrano il settore di cui si occupano e mostrano le proprie idee politiche.
Alcuni sono soggetti importanti nel Movimento appartenenti della società civile, professionisti, studenti, sono quelli più ricchi di contenuti, idee relativamente innovative, comunque ancorate al territorio siciliano.
Altri sono soggetti chiave del Movimento, lo mostra l’età matura e il dialogare assolutamente retorico e assente di contenuti o – nel migliore dei casi – contenuti generici, privi di idee forti. L’impressione è che siano persone che hanno vissuto dentro sezioni di partito (comunista, ma non ci giurerei) che hanno trovato nel Movimento una nuova sferzata politica portando la propria esperienza inequivocabilmente datata.
Tutto viene ripreso dal maxischermo: davanti al palco uno spazio libero per permettere l’accesso a donna incinte e disabili (un ottimo colpo di comunicazione)

Progressivamente il palco viene concesso dal Movimento ad altre realtà portatrici di istanze politiche  e attivismo sul territorio: il caso dei lavoratori di Aligroup che presentano la vicenda con l’aiuto di un powerpoint proiettato sul maxischermo, gli attivisti del No MUOS anch’esso aiutato dal powerpoint. Ad altre istanze viene dato spazio, anche se scopro in polemica con come il Movimento ha gestito la cosa, ma lo spazio viene bruciato perché il rappresentante si produce in discorsi sui massimi sistemi non facendo capire la vicenda di cui è portatore e  le istanze di cui dovrebbe essere portavoce.

Continua la passerella degli attivisti del Movimento, tra cui Angela Foti che si presenta con il suo bambino in grembo tenuto con una fascia. Mentre è chiara la motivazione politica, è meno chiaro perché un bimbo in fasce debba subire il freddo di una notte uggiosa per una questione politica che non lo riguarda.
Ma tant’è.

Intorno alle 20.15 una jazz band si produce in una serie di blues: è il momento in cui il pubblico viene riscaldandosi e capisce che sta per accadere qualcosa.
Pubblico che nel frattempo ha riempito la piazza in attesa del pezzo forte della serata
E qualcosa accade.

Elemento 2: arriva Beppe

Sulle note finali del blues arriva il camper di Beppe Grillo: è una cosa curiosa che chi sta costringendo ad accelerare la riforma politica, ovvero Renzi e Grillo, abbia come veicolo archetipico il camper.
Sul palco sale la traduttrice LIS che comincia il suo lavoro, si schierano allineati e coperti i membri del Movimento, c’è qualcuno che riprende con una telecamerina ed ecco che sale sul palco Beppe Grillo.

La folla gremisce la piazza: sono le 21.00

Il comico attacca il suo comizio show che ha una struttura che mi sembra rigida: d’altronde non è un vero comizio, è uno spettacolo teatrale sullo stile dei one-man-show dei comici americani.
Si comincia con una raffica di battute che vanno dall’autoironico, all’uso del dialetto siciliano con tanto di proverbi siciliani: il turpiloquio è ridotto al minimo indispensabile.
L’argomentazione procede dal particolare-locale al generale-nazionale-europeo-mondiale: si passa dalle lamentele dei pescatori di gamberi per il tipo di reti a cui costringe la comunità europea e si passa ad una critica della comunità europea passando da Monti e dal suo governo.
Una battuta si ripete: in Sicilia non si trovano arance siciliane ma arance tunisine. i siciliani doc che non si lasciano affascinare dal comico osservano che ottobre non è periodo di arance, ma dicembre.
Dettagli

Le idee politiche sono poche – vengono lasciate ai rappresentanti del Movimento – mentre la critica allo status quo internazionale è dura e argomentata.
Quando comincia a parlare delle ricette dei paesi dell’America Latina per uscire dalla crisi innescata dalla Banca Mondiale – i casi di Ecuador, Bolivia, Argentina – sembra normale che vengano citati nel ragionamento, anche se stiamo in un contesto ultralocale.

Forti e costanti sono i riferimenti alla politica locale, anche se l’unico candidato citato (in negativo: col suo comizio in solitario)  è Miccichè, non si parla né di Musumeci né di Crocetta (vado a memoria, potrei sbagliarmi).
La politica locale è presente soprattutto con i costanti riferimenti a Lombardo, vero convitato di pietra di queste elezioni Regionali Siciliane.

La folla gremisce la piazza: ci saranno a occhio 2.000 persone (forse di più, ma non è facile da verificare per me).
Fortissima la presenza di ragazzi (in alcuni dei quali ho riconosciuto miei studenti), ma anche adulti. Le persone più grandi sono rare ma ci sono.
Molte coppiette, famiglie con passeggini (il tempo frattanto ha smesso di piovere), gruppetti di amici.
Alcuni sono qui per una rivoluzione politica, altri sono per vedere il comico e per avere un evento teatrale a costo zero (Grillo lo sa e scherza su questo punto).

Mentre il comico fa il suo monologo, alcuni nelle prime file interloquiscono con lui.
Grillo risponde dal palco senza scomporsi.

Una osservazione catalizza la mia attenzione: Grillo osserva che il Movimento 5 Stelle sta occupando uno spazio politico che in altri paesi è stato occupato da estremisti. Cita il movimento neonazista greco “Alba Dorata” a sostegno del ragionamento.

Elemento 3: Grillo chiude e l’evento si conclude

Ad un certo punto Grillo si tace e passa la parola ai rappresentanti del Movimento: alcuni sono gli stessi delle 19.00, poi c’è il candidato Presidente di Regione Giancarlo Cancelleri che sulla falsariga di Grillo cerca di fare il simpatico con risultati fra il penoso e il fastidioso.

Nel frattempo nella folla alcune mie conoscenze universitarie di provata fede di sinistra del PD cominciano a chiedersi come fare per votare Crocetta o Giovanna Marano (che ha sostituito Claudio Fava come rappresentante di SEL per la presidenza alla regione).

Sono le 23.00, l’evento di conclude, non prima che Grillo abbia sollecitato alla folla un boom corale lanciato all’indirizzo del Presidente della Repubblica Napolitano.

Cosa ho capito partecipando al comizio-show

1. Il Movimento 5 Stelle in Sicilia prenderà più voti di quanto gli analisti possono prevedere. Non è solo un voto “contro”, è anche un voto “basta!”. Uno dei ragionamenti che girano è Musumeci (quotatissimo alla presidenza) non è male, Crocetta (molto quotato) non è pessimo: ma nelle loro liste ci sono una serie di impresentabili. Questo è il vulnus dei partiti in Sicilia.

2. Beppe Grillo è una parte della questione. Lui prepara il pubblico con arti retoriche e comunicative tutt’altro che indifferenti, ma sono i candidati locali che danno il colpo di grazia all’elettore. Il modello è quello di un gruppo di attivisti non di un partito politico.

3. Il gruppo dei candidati del Movimento alle liste è una specie di armata brancaleone: disordinati, poco ficcanti nella comunicazione, retoricamente debolissimi. Per alcuni queste proprietà li fanno risultare “veri” per altri “incompetenti”. Come spesso capita, il voto è negli occhi di guarda (parafrasando).

4. L’atmosfera è di attesa. Si attende l’arrivo di Beppe Grillo, si attendono parole di coraggio, si attendono le avvisaglie di una rivoluzione (gli ottimisti) o di una speranza (i pessimisti). Comunque c’è curiosità. Ci sarà chi voterà il nuovo perché ammorbato dal vecchio.

5. Beppe Grillo sta davvero riempiendo le piazze in Sicilia. Molti che vanno a sentirlo come comico, tornano a casa come elettori del Movimento. Non è una cosa da sottovalutare.